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                                                    le costruzioni in rete

IL CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO

LA STRUTTURA INDUSTRIALE E LE PROSPETTIVE DEL SETTORE

3° Rapporto

  CRESME

Data di pubblicazione: 23/03/2006

 

Rallentamenti, rimbalzi, ripartenze e poi oggi ancora una prospettiva di rallentamento. Sono queste le parole che meglio descrivono quanto successo nel mercato delle costruzioni nell’ultimo triennio.

Rimbalzi e  ripartenze hanno caratterizzato soprattutto il 2004, anno che è stato premiato dalle paure degli investitori per il mercato mobiliare e dal persistente contesto favorevole all’investimento immobiliare.

Egualmente un ruolo decisivo è stato svolto dalla spesa pubblica e dalla crescita dei finanziamenti in infrastrutture.

Nuova edilizia residenziale e opere pubbliche sono stati i due motori che hanno sostenuto e spinto verso l’alto il mercato delle costruzioni, mentre si era già spento il rinnovo, soprattutto nel settore privato e calava - vistosamente dopo il biennio “drogato” dalle Tremonti - il non residenziale privato.

Il mercato immobiliare ha spinto il comparto residenziale e la patrimonializzazione è diventata la scelta prioritaria di tutti i soggetti che operano nel settore edilizio, dalle famiglie alle società, dal pubblico al privato.

E in questo contesto l’industria del calcestruzzo preconfezionato ha registrato una costante rilevante crescita di produzione e di ruolo.

La locomotiva edilizia lanciata nella sua corsa ha portato al record del 2004 dei 76 milioni e 756 mila mc di calcestruzzo preconfezionato consumato.

La forte domanda di cemento e di calcestruzzo, determinata da una costante e progressiva crescita degli investimenti edilizi a partire dal 2001 e dal 2003 soprattutto nei settori delle nuove opere pubbliche e delle infrastrutture da un lato e della nuova edilizia residenziale dall’altro, ha spinto il consumo e la produzione di calcestruzzo preconfezionato verso l’alto. L’effetto è stato duplice:

·       una crescita considerevole della produzione e un aumento della quota di consumo rispetto al totale della produzione di calcestruzzo;

·       modifiche significative sul fronte della struttura aziendale, della domanda delle diverse tipologie del prodotto e dei processi produttivi.

In sintesi, nell’ultimo triennio si è assistito a:

·       una accelerata crescita dei consumi che ha superato nel 2004 il tetto dei 76 milioni e 750 mila mc, raggiungendo la quota del 22,5% del totale della produzione dell’area UE;

·       una costante crescita della percentuale di cemento finalizzata al preconfezionato (48%) nonché della sua quota rispetto al totale della produzione di calcestruzzo (prossima al 61% nel 2005);

·       una razionalizzazione della composizione aziendale attraverso:

o      un calo del numero delle imprese del 7% in tre anni;

o      un aumento viceversa degli impianti di produzione del 4,3% nello stesso periodo;

o       un conseguente aumento della produzione media per impianto passata dai 28.333 mc del 2000 agli oltre 30.000 mc del 2004.

Si sono determinati effetti importanti anche sul piano occupazionale, con un aumento significativo degli addetti passati in tre anni dai 16.174 del 2003 ai 16.608 del 2005.

Importanti effetti si sono riscontrati anche nell’indotto, in modo particolare rispetto al comparto del trasporto e dei mezzi d’opera, aumentati nello stesso periodo dell’8,5%, da 15.800 ad oltre 17.000 veicoli. La forte crescita di consumi e la vivacità della produzione hanno finito per modificare sostanzialmente la composizione tra mezzi aziendali e in conto terzi a tutto vantaggio di questi ultimi (64%).

Egualmente, ad uno sviluppo di attività e ad un assestamento della struttura produttiva ha corrisposto il proseguimento del processo di evoluzione tecnologica che era stato già evidenziato nel Rapporto del 2003.

Si è, infatti, registrato un generale anche se graduale sviluppo dell’automazione e una maggiore attenzione ad attività di laboratorio. Così come l’indagine presso le imprese evidenzia una crescita dei consumi di calcestruzzi a maggiore resistenza e di classe di consistenza superiore.

Nello specifico, rispetto all’indagine del 2002, cresce sia la percentuale dei calcestruzzi con RCK superiore a  30 (13% su 11%) sia quella del calcestruzzo di classe S5 (6,3% contro 5,4%) mentre calano i consumi per le categorie più basse.

Siamo di fronte ad un processo destinato a proseguire e in qualche modo a subire un’accelerazione per effetto di più di un fattore.

L’indagine, infatti, evidenzia come negli ultimi anni si stia assistendo ad un processo - seppure abbastanza lento - di crescita di utilizzo di calcestruzzi di maggiore qualità. Si potrebbe dire che si registra una naturale evoluzione.

 

2005, l’inversione del ciclo espansivo

Il 2005 appare destinato ad essere il primo anno nel corso del quale da molto tempo si registra un calo sia dei consumi di calcestruzzo nel suo complesso sia degli impieghi di preconfezionato.

A fronte di un calo dello 0,5% del consumo di calcestruzzo nel 2005 e di una ulteriore contrazione dello 0.7% nel 2006 il preconfezionato cala ma in misura minore nell’anno appena trascorso (-0,2%), avviandosi a subire maggiormente il contraccolpo recessivo nel 2006 con una previsione di una riduzione degli impieghi intorno allo 0,8%.

Queste previsioni tengono conto in modo particolare delle difficoltà della finanza pubblica e delle incertezze sul fronte dell’attivazione degli investimenti e delle iniziative di appalto per molte opere pubbliche ad iniziare da quelle relative alla Legge Obiettivo.

Un aspetto questo che risulta determinante per quantificare il calo possibile della domanda e di conseguenza la restrizione dei ritmi produttivi.

La percezione che l’inversione di tendenza del ciclo sia ormai prossima emerge anche dall’indagine diretta realizzata dal CRESME presso oltre 200 aziende.

Rispetto alla precedente indagine realizzata nel 2003 le indicazioni per il futuro appaiono completamente ribaltate.

Nel 2003 circa un quarto (23,3%)  delle aziende partecipanti all’indagine riteneva che nel 2004 si sarebbe registrata una crescita produttiva e solo un 19% temeva una contrazione di attività.

Oggi guardando al 2006 oltre un quarto (25,4%) delle aziende è pessimista e prevede un calo anche sensibile della domanda di calcestruzzo preconfezionato e soltanto un 15,7% valuta che le cose andranno meglio rispetto al 2005.

Tabella 1. – Le previsioni sull’andamento del mercato nel 2006 rispetto al 2005

 

 

 

 

 

 

Crescita

Stabile

In calo

TOTALE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nord - Ovest

11,1

63

25,9

100,0

Nord – Est

11,1

58,3

30,6

100,0

Centro

16,7

70,8

12,5

100,0

Sud

23,5

44,1

32,4

100,0

Isole

15,4

69,2

15,4

100,0

 

 

 

 

 

Totale

15,7

59

25,4

100,0

 

 

 

 

 

Fonte: Elaborazione Cresme

 

Quali prospettive?

Le prospettive appaiono “condizionate” da molti fattori, non ultimo la reale disponibilità finanziaria della pubblica amministrazione in relazione allo stato del debito pubblico, ai parametri europei e all’affidabilità del sistema Italia, come terminale di investimenti.

Molto dipenderà dalla ripresa della domanda di rinnovo sia pubblica che privata; molto dipenderà dalla crescita del mercato del Partenariato Pubblico Privato da una dimensione di potenzialità ad una dimensione sostanziale fatta di gare, di affidamenti e di cantieri; molto dipenderà anche dalle scelte della politica rispetto al processo di infrastrutturazione e di modernizzazione dei sistemi di mobilità, nonché dalla maggiore o minore capacità di sviluppare programmi di riqualificazione urbana.

Un effetto rilevante dovrebbe determinarlo l’entrata in vigore delle nuove norme tecniche per le costruzioni volto a favorire il processo verso una più ampia e qualificata domanda. Ma se le nuove norme creano le condizioni di base per un cambiamento dei comportamenti nella fase di prescrizione del preconfezionato, sicuramente non vanno sottovalutate le difficoltà di una generalizzata sensibilizzazione e adesione alle nuove regole.

Da questo punto di vista va sottolineato il ruolo importante che potrebbe svolgere la rappresentanza associativa come stimolo e come attore promotore di iniziative in grado di facilitare la loro applicazione.

La vera sfida dei prossimi anni, nella fase calante del ciclo, sarà la capacità di incidere sui comportamenti della domanda sapendo giocare su diversi elementi, dalle dinamiche dei prezzi, alla crescita del ruolo dei produttori di preconfezionato all’interno del processo di costruzione edilizio; allo sviluppo di strategie di marketing; al saper spostare la propria attenzione a nuovi mercati, quali ad esempio quello del rinnovo, ma anche della sostituzione, e sostenendo una crescita culturale rispetto al prodotto calcestruzzo.

 

Imprese e produzione

La ricostruzione della galassia relativa alle aziende che fanno della produzione di calcestruzzo preconfezionato il loro core business porta a individuare in 1.397 le imprese operanti sul territorio italiano con un calo nel triennio del 7,4%.

Tabella 2. – Numero imprese, numero impianti e media impianti

 

 

 

 

 

2000

2002

2004

 

 

 

 

 

 

 

 

Numero imprese

1.550

1.500

1.397

Numero impianti

2.400

2.450

2.555

Media impianti

1,5

1,6

1,8

 

 

 

 

Fonte: Elaborazione Cresme su dati Atecap

Gli impianti sono aumentati nel triennio del 4,3%, ma soprattutto è cresciuta la media degli impianti per azienda passata da 1,5 nel 2000 ad 1,8 nel 2005.

Questo processo di aggregazione e allo stesso tempo di espansione produttiva ha comportato una sensibile trasformazione in termini di composizione nell’ambito della struttura dell’offerta tra le tre fasce dimensionali delle piccole imprese monoimpianto, delle medie (da 2 a 10 impianti) e delle grandi, con uno slittamento quantitativo verso le classi maggiori.

Tabella 4. – La struttura dimensionale delle imprese

 

 

 

 

 

 

 

 

Numero aziende

 

Numero impianti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

v.a.

%

 

v.a.

%

Media impianti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- mono impianto

1.096

78,5

 

1.096

42,9

1,0

- medie

286

20,5

 

745

29,2

2,6

- grandi

15

1,1

 

714

27,9

47,6

 

 

 

 

 

 

 

Totale

1.397

100,0

 

2.555

100,0

1,8

 

 

 

 

 

 

 

               

Fonte: Elaborazione Cresme

Il risultato è un ridimensionamento del peso delle aziende monoimpianto che, tuttavia, continuano a costituire l’ossatura quantitativa dell’industria nazionale del calcestruzzo preconfezionato, rappresentando il 78% del totale delle aziende. Ma erano l’82% nel 2002. Si consolida la fascia delle medie aziende passate da 256 a 282 imprese per una dotazione di 750 impianti (erano 612 nel 2002) che rappresentano il 20,5% del totale con una media di 2,5 impianti ad azienda. Crescono anche le imprese più grandi con oltre 10 impianti. Erano 12 nel 2002 sono oggi 15, pari al 1,1% del totale delle imprese censite, per una media di 47,6 impianti ad azienda, ma qui il dato semplifica lo scenario, caratterizzato da 5 grandissime aziende con oltre 100 impianti e da una decina di società in sensibile crescita con alcune decine di impianti.

Guardando alla struttura degli impianti il processo appare ancora più chiaro:

·       la riduzione dei monoimpianti che se nel 2002 rappresentavano oltre la metà del totale, tre anni dopo scendono al 43%;

·       una crescita rilevante della fascia media delle aziende dove si concentra poco meno del 30% del totale delle unità produttive;

·       un ulteriore processo di concentrazione verso l’alto a favore delle imprese maggiori che consolidano il loro ruolo di aziende a dimensione pluriregionale e nazionale pur restando complessivamente sotto il 28% del totale, ma registrando una crescita di 3 punti percentuali.

 

L’occupazione

Un altro effetto del buon andamento del mercato e della crescita della richiesta di preconfezionato è l’aumento dell’occupazione nel settore. Nel 2004 si stima una crescita di oltre 4 punti percentuali rispetto al 2002, destinata a salire leggermente nel 2005.

L’industria del calcestruzzo preconfezionato dà lavoro diretto ad oltre 16.600 addetti, avviandosi ad avvicinare la cifra di 17.000.

Compreso l’indotto si può stimare che nel settore del calcestruzzo industriale operino circa 23.000 persone, confermando una quota intorno al 3% del totale dell’occupazione delle costruzioni.

Mediamente l’occupazione dipendente si aggira intorno a 12 addetti per azienda, registrando una crescita di circa un addetto rispetto al 2002.

Va altresì sottolineato come si registri anche un range molto diversificato a seconda delle diverse aree territoriali: si va dai 5 dipendenti per le Isole ai 23 del Nord Est, passando per poco meno di 9 nel Sud, circa 13 nel Nord Ovest e i 14 nel Centro.

Tabella 5. – Numero dei dipendenti delle aziende

 

 

 

 

 

 

 

 

Numero aziende

 

Numero dipendenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

v.a.

%

 

v.a.

%

Media x azienda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nord - Ovest

303

21,7

 

3.861

23,2

12,7

Nord - Est

201

14,4

 

4.650

28,0

23,1

Centro

224

16,1

 

3.147

18,9

14,0

Sud

415

29,7

 

3.626

21,8

8,7

Isole

254

18,2

 

1.323

8,0

5,2