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Rallentamenti, rimbalzi,
ripartenze e poi oggi ancora una prospettiva di
rallentamento. Sono queste le parole che meglio
descrivono quanto successo nel mercato delle
costruzioni nell’ultimo triennio.
Rimbalzi e ripartenze hanno
caratterizzato soprattutto il 2004, anno che è stato
premiato dalle paure degli investitori per il
mercato mobiliare e dal persistente contesto
favorevole all’investimento immobiliare.
Egualmente un ruolo decisivo è
stato svolto dalla spesa pubblica e dalla crescita
dei finanziamenti in infrastrutture.
Nuova edilizia residenziale e
opere pubbliche sono stati i due motori che hanno
sostenuto e spinto verso l’alto il mercato delle
costruzioni, mentre si era già spento il rinnovo,
soprattutto nel settore privato e calava -
vistosamente dopo il biennio “drogato” dalle
Tremonti - il non residenziale privato.
Il mercato immobiliare ha
spinto il comparto residenziale e la
patrimonializzazione è diventata la scelta
prioritaria di tutti i soggetti che operano nel
settore edilizio, dalle famiglie alle società, dal
pubblico al privato.
E in questo contesto
l’industria del calcestruzzo preconfezionato ha
registrato una costante rilevante crescita di
produzione e di ruolo.
La locomotiva edilizia lanciata
nella sua corsa ha portato al record del 2004 dei 76
milioni e 756 mila mc di calcestruzzo
preconfezionato consumato.
La forte domanda di cemento e
di calcestruzzo, determinata da una costante e
progressiva crescita degli investimenti edilizi a
partire dal 2001 e dal 2003 soprattutto nei settori
delle nuove opere pubbliche e delle infrastrutture
da un lato e della nuova edilizia residenziale
dall’altro, ha spinto il consumo e la produzione di
calcestruzzo preconfezionato verso l’alto. L’effetto
è stato duplice:
·
una crescita considerevole della
produzione e un aumento della quota di consumo
rispetto al totale della produzione di calcestruzzo;
·
modifiche significative sul fronte
della struttura aziendale, della domanda delle
diverse tipologie del prodotto e dei processi
produttivi.
In sintesi, nell’ultimo
triennio si è assistito a:
·
una accelerata crescita dei consumi
che ha superato nel 2004 il tetto dei 76 milioni e
750 mila mc, raggiungendo la quota del 22,5% del
totale della produzione dell’area UE;
·
una costante crescita della
percentuale di cemento finalizzata al
preconfezionato (48%) nonché della sua quota
rispetto al totale della produzione di calcestruzzo
(prossima al 61% nel 2005);
·
una razionalizzazione della
composizione aziendale attraverso:
o
un calo del numero delle imprese del
7% in tre anni;
o
un aumento viceversa degli impianti di
produzione del 4,3% nello stesso periodo;
o
un conseguente aumento della
produzione media per impianto passata dai 28.333 mc
del 2000 agli oltre 30.000 mc del 2004.
Si sono determinati effetti
importanti anche sul piano occupazionale, con un
aumento significativo degli addetti passati in tre
anni dai 16.174 del 2003 ai 16.608 del 2005.
Importanti effetti si sono
riscontrati anche nell’indotto, in modo particolare
rispetto al comparto del trasporto e dei mezzi
d’opera, aumentati nello stesso periodo dell’8,5%,
da 15.800 ad oltre 17.000 veicoli. La forte crescita
di consumi e la vivacità della produzione hanno
finito per modificare sostanzialmente la
composizione tra mezzi aziendali e in conto terzi a
tutto vantaggio di questi ultimi (64%).
Egualmente, ad uno sviluppo di
attività e ad un assestamento della struttura
produttiva ha corrisposto il proseguimento del
processo di evoluzione tecnologica che era stato già
evidenziato nel Rapporto del 2003.
Si è, infatti, registrato un
generale anche se graduale sviluppo dell’automazione
e una maggiore attenzione ad attività di
laboratorio. Così come l’indagine presso le imprese
evidenzia una crescita dei consumi di calcestruzzi a
maggiore resistenza e di classe di consistenza
superiore.
Nello specifico, rispetto
all’indagine del 2002, cresce sia la percentuale dei
calcestruzzi con RCK superiore a 30 (13% su 11%)
sia quella del calcestruzzo di classe S5 (6,3%
contro 5,4%) mentre calano i consumi per le
categorie più basse.
Siamo di fronte ad un processo
destinato a proseguire e in qualche modo a subire
un’accelerazione per effetto di più di un fattore.
L’indagine, infatti, evidenzia
come negli ultimi anni si stia assistendo ad un
processo - seppure abbastanza lento - di crescita di
utilizzo di calcestruzzi di maggiore qualità. Si
potrebbe dire che si registra una naturale
evoluzione.
2005, l’inversione del ciclo
espansivo
Il 2005 appare destinato ad
essere il primo anno nel corso del quale da molto
tempo si registra un calo sia dei consumi di
calcestruzzo nel suo complesso sia degli impieghi di
preconfezionato.
A fronte di un calo dello 0,5%
del consumo di calcestruzzo nel 2005 e di una
ulteriore contrazione dello 0.7% nel 2006 il
preconfezionato cala ma in misura minore nell’anno
appena trascorso (-0,2%), avviandosi a subire
maggiormente il contraccolpo recessivo nel 2006 con
una previsione di una riduzione degli impieghi
intorno allo 0,8%.
Queste previsioni tengono conto
in modo particolare delle difficoltà della finanza
pubblica e delle incertezze sul fronte
dell’attivazione degli investimenti e delle
iniziative di appalto per molte opere pubbliche ad
iniziare da quelle relative alla Legge Obiettivo.
Un aspetto questo che risulta
determinante per quantificare il calo possibile
della domanda e di conseguenza la restrizione dei
ritmi produttivi.
La percezione che l’inversione
di tendenza del ciclo sia ormai prossima emerge
anche dall’indagine diretta realizzata dal CRESME
presso oltre 200 aziende.
Rispetto alla precedente
indagine realizzata nel 2003 le indicazioni per il
futuro appaiono completamente ribaltate.
Nel 2003 circa un quarto
(23,3%) delle aziende partecipanti all’indagine
riteneva che nel 2004 si sarebbe registrata una
crescita produttiva e solo un 19% temeva una
contrazione di attività.
Oggi guardando al 2006 oltre un
quarto (25,4%) delle aziende è pessimista e prevede
un calo anche sensibile della domanda di
calcestruzzo preconfezionato e soltanto un 15,7%
valuta che le cose andranno meglio rispetto al 2005.
Tabella 1. – Le
previsioni sull’andamento del mercato nel 2006
rispetto al 2005
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Crescita |
Stabile |
In calo |
TOTALE |
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Nord - Ovest |
11,1 |
63 |
25,9 |
100,0 |
|
Nord – Est |
11,1 |
58,3 |
30,6 |
100,0 |
|
Centro |
16,7 |
70,8 |
12,5 |
100,0 |
|
Sud |
23,5 |
44,1 |
32,4 |
100,0 |
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Isole |
15,4 |
69,2 |
15,4 |
100,0 |
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Totale |
15,7 |
59 |
25,4 |
100,0 |
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Fonte: Elaborazione
Cresme
Quali prospettive?
Le prospettive appaiono
“condizionate” da molti fattori, non ultimo la reale
disponibilità finanziaria della pubblica
amministrazione in relazione allo stato del debito
pubblico, ai parametri europei e all’affidabilità
del sistema Italia, come terminale di investimenti.
Molto dipenderà dalla ripresa
della domanda di rinnovo sia pubblica che privata;
molto dipenderà dalla crescita del mercato del
Partenariato Pubblico Privato da una dimensione di
potenzialità ad una dimensione sostanziale fatta di
gare, di affidamenti e di cantieri; molto dipenderà
anche dalle scelte della politica rispetto al
processo di infrastrutturazione e di modernizzazione
dei sistemi di mobilità, nonché dalla maggiore o
minore capacità di sviluppare programmi di
riqualificazione urbana.
Un effetto rilevante dovrebbe
determinarlo l’entrata in vigore delle nuove norme
tecniche per le costruzioni volto a favorire il
processo verso una più ampia e qualificata domanda.
Ma se le nuove norme creano le condizioni di base
per un cambiamento dei comportamenti nella fase di
prescrizione del preconfezionato, sicuramente non
vanno sottovalutate le difficoltà di una
generalizzata sensibilizzazione e adesione alle
nuove regole.
Da questo punto di vista va
sottolineato il ruolo importante che potrebbe
svolgere la rappresentanza associativa come stimolo
e come attore promotore di iniziative in grado di
facilitare la loro applicazione.
La vera sfida dei prossimi
anni, nella fase calante del ciclo, sarà la capacità
di incidere sui comportamenti della domanda sapendo
giocare su diversi elementi, dalle dinamiche dei
prezzi, alla crescita del ruolo dei produttori di
preconfezionato all’interno del processo di
costruzione edilizio; allo sviluppo di strategie di
marketing; al saper spostare la propria attenzione a
nuovi mercati, quali ad esempio quello del rinnovo,
ma anche della sostituzione, e sostenendo una
crescita culturale rispetto al prodotto
calcestruzzo.
Imprese e produzione
La ricostruzione della galassia
relativa alle aziende che fanno della produzione di
calcestruzzo preconfezionato il loro core
business porta a individuare in 1.397 le imprese
operanti sul territorio italiano con un calo nel
triennio del 7,4%.
Tabella 2. – Numero imprese, numero impianti e media
impianti
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2000 |
2002 |
2004 |
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Numero
imprese |
1.550 |
1.500 |
1.397 |
|
Numero
impianti |
2.400 |
2.450 |
2.555 |
|
Media
impianti |
1,5 |
1,6 |
1,8 |
|
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Fonte: Elaborazione Cresme su dati Atecap
Gli impianti sono aumentati nel
triennio del 4,3%, ma soprattutto è cresciuta la
media degli impianti per azienda passata da 1,5 nel
2000 ad 1,8 nel 2005.
Questo processo di aggregazione
e allo stesso tempo di espansione produttiva ha
comportato una sensibile trasformazione in termini
di composizione nell’ambito della struttura
dell’offerta tra le tre fasce dimensionali delle
piccole imprese monoimpianto, delle medie (da 2 a 10
impianti) e delle grandi, con uno slittamento
quantitativo verso le classi maggiori.
Tabella 4. – La struttura dimensionale delle
imprese
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Numero
aziende |
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Numero
impianti |
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v.a. |
% |
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v.a. |
% |
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- mono
impianto |
1.096 |
78,5 |
|
1.096 |
42,9 |
1,0 |
|
- medie |
286 |
20,5 |
|
745 |
29,2 |
2,6 |
|
- grandi |
15 |
1,1 |
|
714 |
27,9 |
47,6 |
|
|
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|
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|
|
|
|
Totale |
1.397 |
100,0 |
|
2.555 |
100,0 |
1,8 |
|
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Fonte: Elaborazione Cresme
Il risultato è un
ridimensionamento del peso delle aziende
monoimpianto che, tuttavia, continuano a costituire
l’ossatura quantitativa dell’industria nazionale del
calcestruzzo preconfezionato, rappresentando il 78%
del totale delle aziende. Ma erano l’82% nel 2002.
Si consolida la fascia delle medie aziende passate
da 256 a 282 imprese per una dotazione di 750
impianti (erano 612 nel 2002) che rappresentano il
20,5% del totale con una media di 2,5 impianti ad
azienda. Crescono anche le imprese più grandi con
oltre 10 impianti. Erano 12 nel 2002 sono oggi 15,
pari al 1,1% del totale delle imprese censite, per
una media di 47,6 impianti ad azienda, ma qui il
dato semplifica lo scenario, caratterizzato da 5
grandissime aziende con oltre 100 impianti e da una
decina di società in sensibile crescita con alcune
decine di impianti.
Guardando alla struttura degli
impianti il processo appare ancora più chiaro:
·
la riduzione dei monoimpianti che se
nel 2002 rappresentavano oltre la metà del totale,
tre anni dopo scendono al 43%;
·
una crescita rilevante della fascia
media delle aziende dove si concentra poco meno del
30% del totale delle unità produttive;
·
un ulteriore processo di
concentrazione verso l’alto a favore delle imprese
maggiori che consolidano il loro ruolo di aziende a
dimensione pluriregionale e nazionale pur restando
complessivamente sotto il 28% del totale, ma
registrando una crescita di 3 punti percentuali.
L’occupazione
Un altro effetto del buon
andamento del mercato e della crescita della
richiesta di preconfezionato è l’aumento
dell’occupazione nel settore. Nel 2004 si stima una
crescita di oltre 4 punti percentuali rispetto al
2002, destinata a salire leggermente nel 2005.
L’industria del calcestruzzo
preconfezionato dà lavoro diretto ad oltre 16.600
addetti, avviandosi ad avvicinare la cifra di
17.000.
Compreso l’indotto si può
stimare che nel settore del calcestruzzo industriale
operino circa 23.000 persone, confermando una quota
intorno al 3% del totale dell’occupazione delle
costruzioni.
Mediamente l’occupazione
dipendente si aggira intorno a 12 addetti per
azienda, registrando una crescita di circa un
addetto rispetto al 2002.
Va altresì sottolineato come si
registri anche un range molto diversificato a
seconda delle diverse aree territoriali: si va dai 5
dipendenti per le Isole ai 23 del Nord Est, passando
per poco meno di 9 nel Sud, circa 13 nel Nord Ovest
e i 14 nel Centro.
Tabella 5. – Numero dei dipendenti delle aziende
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Numero
aziende |
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Numero
dipendenti |
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v.a. |
% |
|
v.a. |
% |
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Nord - Ovest |
303 |
21,7 |
|
3.861 |
23,2 |
12,7 |
|
Nord - Est |
201 |
14,4 |
|
4.650 |
28,0 |
23,1 |
|
Centro |
224 |
16,1 |
|
3.147 |
18,9 |
14,0 |
|
Sud |
415 |
29,7 |
|
3.626 |
21,8 |
8,7 |
|
Isole |
254 |
18,2 |
|
1.323 |
8,0 |
5,2 |
|
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