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 Consolidamento di un architrave lapideo del Municipio di Toritto

Caterina Rinaldo, Maria Giovanna Pascazio

Data di pubblicazione: 01/2006


L'intervento consiste nel consolidamento dell'architrave a mezzo barre in acciaio zincato ad aderenza migliorata e resine epossidiche e nella ricostruzione del pezzo mancante per mezzo di due tecniche da usare alternativamente: tassellatura e modellazione.

 
Sommario
1) Stato di fatto
2) Quadro lesionativo
3) Analisi del dissesto
e cause
4) Verifica statica
5) Intervento di consolidamento
6) Tassellatura
7) Modellazione
Bibliografia
 
 
 
Architrave lesionato. Fig.1
 

1) Stato di fatto
L’architrave (Fig.1) appartiene ad una delle porte, di un edificio storico del Comune di Toritto - risalente al 1876 e destinato a Palazzo Municipale - che si affacciano su un deambulatorio (Fig.2). E’ costituito da un elemento monolitico (Fig.3) in calcarenite sovrastante un’apertura, che conduce ad un ambiente coperto da volta a botte con teste di padiglione. La parete superiore è intonacata (Fig.5) e non consente di ipotizzare la presenza di un arco di scarico o sordino che riporti il peso della parete stessa sui piedritti, elemento che risulta evidente dall’osservazione dell’apparecchiatura costruttiva (Fig.4), non intonacata, presente in corrispondenza delle aperture della corte interna, a piano terra. L’asse dell’apertura non coincide con la mezzeria dell’imposta della testa di padiglione (Fig.6).  

   
clicca sull'immagine per ingrandire
Fig.2
 
Architrave vista dal basso. Fig.3
Architrave: vista intera. Fig.5  
Apparecchiatura muraria a piano terra. Fig.4
 

2) Quadro lesionativo
L’architrave presenta una lesione verticale collocata a sinistra della mezzeria e una vistosa lacuna all’intradosso, avente andamento parabolico. La porzione di pietra messa a nudo dall’espulsione di materiale presenta una colorazione bianca o comunque priva di alterazione cromatica (a differenza della parte a vista) e dai bordi taglienti.(Fig.1,3)
Architrave e piedritti schematizzati, le misure si intendono in cm. Fig.6

3) Analisi del dissesto e cause
Dall’osservazione del quadro lesionativo si può dedurre che il dissesto sia riconducibile ad una rottura per flessione.
  

Si ritiene, che tra le possibili cause del dissesto, due siano significative:

a) la presenza di una volta a botte, con teste di padiglione, di cui una insistente sull’architrave lesionato:
come è noto le volte a padiglione, pur consentendo l’apertura di vani finestra al di sotto delle linee d’imposta, esercitano azioni di peso e di spinta sui sostegni continui lungo le stesse, ma non uniformemente, bensì con azioni di intensità massima in mezzeria e minima agli estremi dei lati;

b) problematiche occorse nel tempo alla copertura a falde dell’edificio ne hanno causato la progressiva dismissione, fino a giungere alla sostituzione quasi totale con una copertura piana. Queste problematiche, come si evince dalle fonti storiche documentate, sono consistite in carico eccessivo gravante sulle strutture voltate sottostanti e in infiltrazioni di acqua meteorica che ha causato l’appesantimento del rinfianco con conseguente schiacciamento delle volte.

Fig.7

4) Verifica statica

Si esegue la VERIFICA DI STABILITA' DEL MERY applicata alla testa di padiglione della volta del vano P12a.

Analisi dei carichi:

-         peso specifico della volta:         γ1 = 1700 Kg/mc;

-         peso specifico del rinfianco:       γ2 = 1700 Kg/mc;

-         sovraccarichi permanenti:

 completamenti:

     pavimento                                   40 Kg/mc

     sottofondo                                  38 Kg/mc

     impermeabilizzazione                     30 Kg/mc     

                                                    108 Kg/mc;

    -      sovraccarico accidentale:             200 Kg/mc.


clicca sull'immagine per ingrandire
Verifica della testa di padiglione con il metodo grafico del Mery. Fig.8

 

Consideriamo un arco simmetrico e simmetricamente caricato.

Prendiamo in esame il semiarco, compreso tra:
l'asse di simmetria e il giunto alle reni.

Dividiamo il mezzo arco considerato in 4 conci e innalziamo le verticali per i punti di intersezione di questi con la linea estradossale.

Si è così divisa la muratura sovrastante in 4 blocchi ciascuno dei quali grava su un concio.

 
 
 
Sezione dell'arco compresa tra l'asse di simmetria e la sezione alle reni.                                                        Fig.9
 


Assimilando i conci di volta a rettangoli di base media di 0,17 m, i pesi relativi P’i, valgono:

P’1 = P’2 = P’3 = P’4 = 0,17 m x 0,27 m x 1,00 m x 1700 Kg/mc = 78,03 Kg.

Assimilando il rinfianco virtuale a trapezi di base bi e altezze, rilevabili dal grafico, hi si ha:

h1 = 61 cm;      h2 = 57 cm;      h3 = 49 cm;      h4 = 38 cm;

a1 = 25 cm;      a2 = 34 cm;      a3 = 59 cm;       a4 = 98 cm;

b1 = 34 cm;      b2 = 59 cm;      b3 = 98 cm;      b4 = 148 cm;

per i pesi relativi, P’’i dei blocchi sovrastanti i conci, si ha :

P’’i =

P’’1 = = 305,915 Kg

P’’2 = = 405,585 Kg

P’’3 = = 653,905 Kg

P’’4 = = 794,58 Kg

   
I punti di applicazione delle forze indicati nella verifica del Mery sono stati ottenuti:
 
   
 


per i conci, con le intersezioni delle diagonali;
 
Fig.10
     

per i trapezi, sulla congiungente i punti medi delle basi a e b, (con a < b), ad una distanza da b di:

x = h(b/2+a)/3(b/2+a/2);

 
 
   
Fig.11
 

conoscendo hi, ai e bi si ha:

x1 = = 28,95 cm

x2 = = 25,95 cm => 26 cm

x3 = = 22,47 cm

x4 = = 21,05 cm.

   

Le risultanti Pi delle forze applicate P’i e P’’i, valgono:

P1 = 78,03 Kg + 305,915 Kg = 384,215 Kg

P2 = 78,03 Kg + 450,585 Kg = 528,615 Kg

P3 = 78,03 Kg + 653,905 Kg = 731,935 Kg

P4 = 78,03 Kg + 794,58 Kg = 872,61 Kg

 
   

Le rette di applicazione delle forze Pi verticali si trovano ad una distanza inversamente proporzionale alle forze P’i e P’’i ; le distanze, rilevate graficamente, valgono:

 

d1 = P’1 – P’’1 = 4 cm

d2 = P’2 – P’’2 = 9 cm

d3 = P’3 – P’’3 = 12 cm

d4 = P’4 – P’’4 = 12 cm

 
 
   
Fig.12
 

pertanto si ha:

vi : P’i = (di – vi) : P’’i

 => vi =    =>      vi =     

v1 = = 0,81 cm    

v2 = = 1,33 cm  

v3 = = 1,28 cm  

v4 = = 1,07 cm  

dove
di = distanza fra P’i e P’’i

vi = distanza di Pi da P’’i

come si rileva dalla Fig.12, dove sono stati considerati come esempio:

d3
= P’3 – P’’3 = 12 cm, distanza di P’3 da P’’3

v3 =
= 1,28 cm, distanza di P3 da P’’3
 
 

Assunta la scala grafica 100 Kg = 10 cm, si costruisce il poligono delle forze e quindi il poligono funicolare ausiliario con H arbitrario, l’intersezione del primo e ultimo lato di detto poligono funicolare individua la retta r, retta d’azione della risultante R, dei carichi Pi, il cui valore è:

R = (384,215 + 528,615 + 731,935 + 872,61) Kg = 2517,375 Kg

Fig.13  
 
Dall’estremo superiore del terzo medio della sezione di chiave si traccia la retta orizzontale q, retta d’azione della spinta Q; questa retta incontra la retta r nel punto G, congiungendo il punto G con l’estremo inferiore del terzo medio della sezione al rene, si ottiene la retta s, retta d’applicazione della risultante S.
Fig.14

Dal punto 4 del poligono delle forze si porta la parallela alla retta s, essa incontra la OQ nel punto H1, ebbene il segmento OH1 è pari alla spinta Q esercitata dalla semivolta e vale:

Q = 125 cm × 10 Kg/cm = 1250 Kg.

Mentre il segmento 4H1 è pari alla spinta S, esercitata dalla volta sulle reni e vale:

S = 281 cm × 10 Kg/cm = 2810 Kg.

Fig.15
Tracciando il poligono funicolare relativo al polo H1 si ottiene la curva delle pressioni e poiché questa curva non è tutta interna al nocciolo centrale d’inerzia delle singole sezioni, la volta risulterà in parte compressa ed in parte tesa.
Fig.16

Verificando la sezione in chiave e quella al rene si ha:

-      in chiave: essendo Q = 1250 Kg la forza agente normalmente alla sezione nell’estremo del nocciolo d’inerzia, si ha:

      smax = 2Q/h×b = 2500 Kg/2700 cmq = 0,926 Kg/cmq;

 -       al rene: essendo S  = 2810 Kg la forza agente normalmente alla sezione nell’estremo del nocciolo d’inerzia, si ha:

      smax = 2Q/h×b = 5620 Kg/2700 cmq = 2,081Kg/cmq;

essendo la tensione ammissibile per una muratura in pietrame e malta pari a
4 Kg/cmq, ne risulta che le tensioni massime calcolate sono inferiori.

Dalla verifica del Mery emerge che la risultante S delle azioni esplicate dalla volta incontra la sezione d'imposta a 0,34 m dalla faccia interna della muratura, per cui la condizione di carico di questa è la seguente:

siano


P1
il peso del muretto d'attico, spessore = 0,24 m, peso specifico = 1700 kg/mc
P2
il peso della muratura verticale, spessore = 0,65 m, peso specifico = 1700 kg/mc
P   la risultante dei carichi

P1 = 0,24 m  x 1,00 m x 1, 00 m x 1700 Kg/mc = 408 kg

P2 = 0,65 m x 1,00 m x 3,44 m x 1700 kg/mc = 3801,2 kg

La risultante è:

P = P1 + P2=  408 + 3801,2 = 4209,2 kg

ad una distanza orizzontale Vo da P2 :

Vo = d x P1 / P = 9 cm x 408 kg / 4209,2 kg = 0,872 cm

dove d è la distanza orizzontale di P1 da P2

e ad una distanza verticale Vv da P2 :

Vv= d x  P1 / P = 2,22 cm x 408 kg/ 4209,2 kg = 0,215 cm

dove d è la distanza verticale di P1 da P2 .

La risultante T di P ed S, ricade sull'architrave.

Fig.17

5) Intervento di consolidamento

Consiste nel consolidamento dell’architrave lapideo mediante l'impiego di:

barre in acciaio ad aderenza migliorata FeB44K zincate;

resine epossidiche;
previa stuccatura e iniezione delle lesioni.

Si esegue:

- puntellatura;

- smontaggio dell’architrave;

- risarcitura della lesione mediante malta epossidica;

creazione dell'alloggiamento delle barre di rinforzo mediante la perforazione con attrezzatura a rotazione. Le barre saranno di tipo tondo ad aderenza migliorata del diametro di f 12, pertanto i fori avranno un diametro di 22 mm. Il posizionamento delle barre avverrà in senso diagonale e non complanare, 2 per direzione, per garantire una migliore solidarizzazione delle parti. La perforazione deve essere eseguita con sonda a rotazione con corona al Widiam raffreddata ad acqua o ad aria secondo le indicazioni della D.L., per dare un foro circolare di sezione costante, eseguita con velocità di rotazione ridotta per non arrecare danni di alcun tipo alle strutture attraversate;

- pulizia mediante aria compressa del perforo, con divieto di impiego di acqua e comunque secondo le indicazioni della D.L.;

- iniezione di resine epossidiche nei fori;

- taglio a misura delle barre;

- posa in opera delle barre nella perforazione, curando che siano arretrate di almeno cm 5 rispetto al filo dell’architrave e successivo riempimento con malta epossidica.

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Fig.18

6) Tassellatura

Le fasi dell’intervento sono:

  • analisi delle caratteristiche (meccaniche, fisiche, chimiche) del materiale superstite;
  • rilievo della parte mancante: realizzazione di una sagoma bidimensionale del profilo dell’elemento da integrare e di un modello tridimensionale del pezzo mancante, che serviranno come riferimenti per il taglio del tassello;
  • trovato il tipo di pietra e il pezzo adatti all’esecuzione del  tassello, si riportano sulle facce del blocco lapideo selezionato, le misure e il disegno del pezzo da realizzare;
  • realizzazione del tassello: lo scalpellino toglie dal blocco il materiale in eccedenza, utilizzando subbia e ugnetto, fino a ottenere un elemento prismatico di forma e misure corrispondenti all’alloggiamento realizzato nel manufatto da integrare, lasciando però solo abbozzata la faccia esterna aggettante;

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Fig.19
  • imperniatura: per garantire una maggiore tenuta degli elementi d’integrazione si impiegano dei perni in acciaio inseriti in fori ciechi verticali praticati all’interno della cavità che ospiterà il tassello e nella corrispondente faccia del tassello stesso. I fori sono eseguiti utilizzando un trapano a rotazione. I perni metallici sono trattenuti all’interno della pietra da resina epossidica inserita nello spazio interstiziale esistente tra le pareti del foro e quelle del perno. Prima di procedere all’inserimento del tassello, si fermano i perni all’interno dei fori tramite resina. Le commettiture, all’intradosso dell’architrave, vengono successivamente stuccate con argilla, per evitare che la resina, che è necessario colare all’interno dei fori di alloggiamento dei perni, possa fuoriuscire attraverso di essa, compromettendo l’incollaggio del perno;
  • il tassello sbozzato viene inserito nell’alloggiamento (le cui facce sono rifinite mediante abrasione per migliorare lo scorrimento dei pezzi) mediante scalpello, al fine di ottenere un buon inserimento e usando in seguito acqua e sabbia per strofinare il tassello nella sua cassa, così che, per azione abrasiva (cucciatura), si ottiene un’unione perfetta tra il tassello e le parti del manufatto da integrare;
  • infine, ad inserimento eseguito, si procede alla lavorazione con scalpello dalla parte esterna del tassello e alla levigatura con sabbia e altri abrasivi, sempre più fini, fino a renderla simile alla superficie del manufatto integrato, ma in modo da rendere riconoscibile l’intervento.
  • Ricollocamento in opera dell’architrave;
  • Applicazione dell’intonaco civile.

7) Modellazione

Le fasi dell’intervento sono:

  • verifica dello stato di conservazione del materiale lapideo su cui si va a operare: per consentire il perfetto aggrappaggio dell’impasto a base di resina, la superficie deve essere il più possibile compatta e priva di polvere, incrostazioni ecc., pertanto si procederà alla pulitura della stessa;
  • si eseguono dei fori nel materiale lapideo per introdurre i perni di sostegno dell’impasto; i perni saranno filettati per fornire maggiore aggrappaggio e di diametro e lunghezza leggermente superiore a quelli delle barrette da inserire.
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Fig.20

Si eseguono delle perforazioni con una disposizione a quinconce, che consentirà di attorcigliare un filo di ottone intorno alle barrette, realizzando un reticolo che aiuterà a sostenere il nuovo volume. Il diametro dei perni in acciaio inox sarà di 6 mm, mentre l’altezza sarà di 26 cm, perché sarà necessario arrivare sotto il livello di 2 cm rispetto alla superficie finale. Le barre verranno fissate mediante una resina acrilica iniettata per mezzo di una siringa, avendo cura di tamponare l’eccedenza di resina con un batuffolo di cotone. Per rendere più stabile l’armatura di fissaggio i perni verranno piegati a uncino all’estremità esterna, in modo da poter legare in maniera più salda il filo di sostegno anche in senso orizzontale, vale a dire parallelamente alle superfici da reintegrare;

  • preparazione dell’impasto: si mescolano resina, leganti idraulici e derivati dello stesso litotipo presente (polvere di calcarenite);
  • reintegrazione. Modalità d’esecuzione: la reintegrazione va eseguita per strati successivi, analogamente al procedimento utilizzato per le stuccature, in modo da facilitare la catalizzazione della resina. Si preparerà solo la quantità d’impasto necessaria per ogni strato. I tempi di lavorazione varieranno secondo la temperatura esterna, ma preferibilmente con valori superiori a 10°C. L’umidità relativa dovrà essere compresa tra 50% e 60%, per evitare tempi di reazione più lunghi. L’impasto verrà lavorato a mano con spatole, stecche, bacchette, piccole spatole a foglia di ulivo e altri strumenti generalmente utilizzati per la modellazione;
  • stuccatura di malta, al fine di ricoprire l’impasto di resine che col tempo tenderebbe ad ingiallirsi, dando un cattivo risultato estetico;
  • ricollocamento in opera dell’architrave;
  • applicazione dell’intonaco civile.

Bibliografia

Torsello B. Paolo, Musso Stefano F., Tecniche di restauro architettonico, 2003;
Rocchi, Manuale di consolidamento;
Caleca L., Architettura tecnica, Dario Flaccovio Editore;
Mastrodicasa S., Dissesti statici delle strutture edilizie, Hoepli, Milano 1978;
Cigni G., Consolidamento e ristrutturazione dei vecchi edifici,
Ed. Kappa, Roma;
Cigni G., Il consolidamento murario. Tecniche d’intervento, Ed. kappa;
Carbonara G., Trattato di restauro architettonico, UTET;
U. Barbisan, Riflettendo sulle regole dell’arte del costruire con la muratura portante, Costruzioni 2002;
S. Tinè, Capitolato speciale d'appalto per lavori di conservazione, restauro architettonico, ristrutturazione, recupero edilizio, Dario Flaccovio Editore;
G. Masanotti, Gli elementi di fabbrica, verifica delle capacità prestazionali, Libreria Universitaria.
Fotografie di Caterina Rinaldo, disegni e calcoli di C. Rinaldo e M.G. Pascazio.


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