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| Consolidamento
di un architrave lapideo del Municipio di Toritto |
L'intervento consiste nel consolidamento dell'architrave
a mezzo barre in acciaio zincato ad aderenza migliorata
e resine epossidiche e nella ricostruzione del pezzo
mancante per mezzo di due tecniche da usare alternativamente:
tassellatura e modellazione.
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Sommario
1)
Stato di fatto
2)
Quadro lesionativo
3)
Analisi del dissesto
e cause
4)
Verifica statica
5)
Intervento di consolidamento
6)
Tassellatura
7)
Modellazione
Bibliografia
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Architrave
lesionato. Fig.1 |
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| 1)
Stato di fatto
L’architrave (Fig.1) appartiene ad una
delle porte, di un
edificio storico del Comune di Toritto
- risalente al 1876 e destinato a Palazzo
Municipale - che si affacciano su
un deambulatorio (Fig.2). E’ costituito
da un elemento monolitico (Fig.3) in
calcarenite sovrastante un’apertura,
che conduce ad un ambiente coperto da
volta a botte con teste di padiglione.
La parete superiore è intonacata
(Fig.5) e non consente di ipotizzare
la presenza di un arco di scarico o
sordino che riporti il peso della parete
stessa sui piedritti, elemento che risulta
evidente dall’osservazione dell’apparecchiatura
costruttiva (Fig.4), non intonacata,
presente in corrispondenza delle aperture
della corte interna, a piano terra.
L’asse dell’apertura non coincide con
la mezzeria dell’imposta della testa
di padiglione (Fig.6).
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Fig.2
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Architrave
vista dal basso. Fig.3 |
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| Architrave:
vista intera. Fig.5 |
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Apparecchiatura
muraria a piano terra. Fig.4 |
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2)
Quadro lesionativo
L’architrave presenta una lesione verticale
collocata a sinistra della mezzeria
e una vistosa lacuna all’intradosso,
avente andamento parabolico. La porzione
di pietra messa a nudo dall’espulsione
di materiale presenta una colorazione
bianca o comunque priva di alterazione
cromatica (a differenza della parte
a vista) e dai bordi taglienti.(Fig.1,3)
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Architrave
e piedritti schematizzati, le misure
si intendono in cm.
Fig.6
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3)
Analisi del dissesto e cause
Dall’osservazione del quadro lesionativo
si può dedurre che il dissesto
sia riconducibile ad una rottura per flessione.
Si
ritiene, che tra le
possibili cause del dissesto, due siano
significative:
a) la presenza di una volta a botte,
con teste di padiglione, di cui una
insistente sull’architrave lesionato:
come è noto le volte a padiglione,
pur consentendo l’apertura di vani finestra
al di sotto delle linee d’imposta, esercitano
azioni di peso e di spinta sui sostegni
continui lungo le stesse, ma non uniformemente,
bensì con azioni di intensità
massima in mezzeria e minima agli estremi
dei lati;
b) problematiche occorse nel tempo alla
copertura a falde dell’edificio ne hanno
causato la progressiva dismissione,
fino a giungere alla sostituzione quasi
totale con una copertura piana. Queste
problematiche, come si evince dalle
fonti storiche documentate, sono consistite
in carico eccessivo gravante sulle strutture
voltate sottostanti e in infiltrazioni
di acqua meteorica che ha causato l’appesantimento
del rinfianco con conseguente schiacciamento
delle volte. |
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Fig.7 |
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Si
esegue la VERIFICA DI STABILITA'
DEL MERY applicata alla testa
di padiglione della volta del vano P12a.
Analisi
dei carichi:
-
peso
specifico della volta:
γ1 = 1700 Kg/mc;
-
peso
specifico del rinfianco:
γ2 = 1700
Kg/mc;
-
sovraccarichi
permanenti:
completamenti:
pavimento 40 Kg/mc
sottofondo 38 Kg/mc
impermeabilizzazione 30 Kg/mc
108 Kg/mc;
- sovraccarico accidentale:
200 Kg/mc. |
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Verifica
della testa di padiglione con il metodo
grafico del Mery. Fig.8 |
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Consideriamo un arco simmetrico e simmetricamente
caricato.
Prendiamo in esame il semiarco, compreso
tra:
l'asse di simmetria e il giunto alle
reni.
Dividiamo
il mezzo arco considerato in 4 conci
e innalziamo le verticali per i punti
di intersezione di questi con la linea
estradossale.
Si è così divisa la muratura
sovrastante in 4 blocchi ciascuno dei
quali grava su un concio.
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Sezione dell'arco compresa tra l'asse
di simmetria e la sezione alle reni. Fig.9
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Assimilando i conci di volta a rettangoli
di base media di 0,17 m, i pesi relativi
P’i, valgono:
P’1
= P’2 = P’3 =
P’4 = 0,17 m x 0,27 m x 1,00
m x 1700 Kg/mc = 78,03 Kg.
Assimilando
il rinfianco virtuale a trapezi di base
bi e altezze,
rilevabili dal grafico, hi
si ha:
h1 = 61 cm; h2
= 57 cm;
h3 = 49 cm;
h4 = 38 cm;
a1 = 25 cm; a2
= 34 cm;
a3 = 59 cm;
a4 = 98 cm;
b1 = 34 cm; b2
= 59 cm;
b3 = 98 cm;
b4 = 148 cm;
per
i pesi relativi, P’’i
dei blocchi sovrastanti i conci, si
ha :
P’’i
=
P’’1
= = 305,915 Kg
P’’2
= = 405,585 Kg
P’’3
= = 653,905 Kg
P’’4
= = 794,58 Kg |
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I
punti di applicazione delle forze indicati
nella verifica del Mery sono stati ottenuti: |
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per i conci, con le intersezioni delle
diagonali;
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Fig.10 |
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per
i trapezi, sulla congiungente i punti
medi delle basi a e
b, (con a <
b), ad una distanza da b di:
x = h(b/2+a)/3(b/2+a/2); |
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Fig.11 |
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conoscendo
hi, ai
e bi si
ha:
x1
= = 28,95 cm
x2
= = 25,95 cm =>
26
cm
x3 = = 22,47 cm
x4 = = 21,05 cm. |
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Le
risultanti Pi
delle forze applicate P’i
e P’’i, valgono:
P1 = 78,03 Kg + 305,915 Kg = 384,215
Kg
P2 = 78,03 Kg + 450,585 Kg = 528,615
Kg
P3 = 78,03 Kg + 653,905 Kg = 731,935
Kg
P4 = 78,03 Kg + 794,58 Kg = 872,61
Kg |
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Le
rette di applicazione delle forze
Pi verticali si trovano
ad una distanza inversamente proporzionale
alle forze P’i e P’’i
; le distanze, rilevate
graficamente, valgono:
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d1
= P’1 – P’’1 =
4 cm
d2
= P’2 – P’’2 =
9 cm
d3
= P’3 – P’’3 =
12 cm
d4
= P’4 – P’’4 =
12 cm |
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Fig.12 |
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pertanto
si ha:
vi
: P’i = (di –
vi) : P’’i
=> vi
= =>
vi =
v1
= = 0,81 cm
v2
= = 1,33 cm
v3
= = 1,28 cm
v4
= = 1,07 cm
|
dove
di
= distanza fra P’i
e
P’’i
vi
= distanza di Pi
da P’’i
come si rileva dalla Fig.12,
dove sono stati considerati come esempio:
d3
= P’3 – P’’3 =
12 cm, distanza di
P’3 da P’’3
v3
=
= 1,28 cm, distanza di P3 da P’’3 |
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Assunta
la scala grafica 100 Kg = 10
cm, si costruisce il poligono
delle forze e quindi il poligono funicolare
ausiliario con H arbitrario,
l’intersezione del primo e ultimo lato
di detto poligono funicolare individua
la retta r, retta d’azione
della risultante R,
dei carichi Pi,
il
cui valore è:
R
= (384,215 + 528,615 + 731,935 + 872,61)
Kg = 2517,375 Kg |
Fig.13 |
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Dall’estremo
superiore del terzo medio della sezione
di chiave si traccia la retta orizzontale
q, retta d’azione della
spinta Q; questa retta
incontra la retta r
nel punto G, congiungendo
il punto G con l’estremo
inferiore del terzo medio della sezione
al rene, si ottiene la retta s,
retta d’applicazione della risultante
S. |
Fig.14
|
Dal
punto 4 del poligono
delle forze si porta la parallela alla
retta s, essa incontra
la OQ nel punto H1,
ebbene il segmento OH1
è pari alla spinta Q
esercitata dalla semivolta e vale:
Q
= 125 cm × 10 Kg/cm
= 1250 Kg.
Mentre
il segmento 4H1
è pari alla spinta S,
esercitata dalla volta sulle reni e
vale:
S = 281 cm × 10 Kg/cm = 2810
Kg. |
Fig.15 |
| Tracciando
il poligono funicolare relativo al polo
H1 si ottiene
la curva delle pressioni e poiché questa
curva non è tutta interna
al nocciolo centrale d’inerzia delle singole
sezioni, la volta risulterà in parte compressa
ed in parte tesa. |
Fig.16
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Verificando
la sezione in chiave e quella al rene
si ha:
- in
chiave: essendo Q = 1250 Kg
la forza agente normalmente alla sezione
nell’estremo del nocciolo d’inerzia,
si ha:
smax
= 2Q/h×b = 2500 Kg/2700 cmq = 0,926 Kg/cmq;
- al
rene: essendo S = 2810 Kg la forza agente normalmente
alla sezione nell’estremo del nocciolo
d’inerzia, si ha:
smax
= 2Q/h×b = 5620 Kg/2700 cmq = 2,081Kg/cmq;
essendo
la tensione ammissibile per una muratura
in pietrame e malta pari a
4 Kg/cmq, ne risulta
che le tensioni massime calcolate sono
inferiori.
Dalla
verifica del Mery emerge che la risultante
S delle azioni esplicate
dalla volta incontra la sezione d'imposta
a 0,34 m
dalla faccia interna della muratura,
per cui la condizione di carico di questa
è la seguente:
siano
P1 il peso del muretto
d'attico, spessore = 0,24 m, peso
specifico = 1700 kg/mc
P2 il peso della
muratura verticale, spessore = 0,65
m, peso specifico = 1700
kg/mc
P la
risultante dei carichi
P1
= 0,24 m
x 1,00 m x 1, 00 m x 1700 Kg/mc
= 408 kg
P2
= 0,65 m x 1,00 m x 3,44 m x 1700 kg/mc
= 3801,2 kg
La
risultante è:
P = P1
+ P2= 408 + 3801,2 = 4209,2 kg
ad
una distanza orizzontale Vo
da P2 :
Vo
= d x P1 / P = 9 cm x 408
kg / 4209,2 kg = 0,872 cm
dove
d è la distanza orizzontale
di P1 da
P2
e
ad una distanza verticale Vv
da P2 :
Vv= d x P1 / P = 2,22 cm x 408 kg/ 4209,2
kg = 0,215 cm
dove
d è la distanza verticale
di P1 da
P2
.
La
risultante T di P
ed S, ricade sull'architrave. |
Fig.17 |
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5)
Intervento di consolidamento
Consiste nel consolidamento dell’architrave
lapideo mediante l'impiego di:
barre in acciaio ad aderenza migliorata
FeB44K zincate;
resine epossidiche;
previa stuccatura e iniezione delle
lesioni.
Si esegue:
-
puntellatura;
-
smontaggio dell’architrave;
-
risarcitura della lesione mediante malta
epossidica;
- creazione
dell'alloggiamento delle barre di rinforzo
mediante la perforazione con attrezzatura
a rotazione. Le barre saranno di tipo
tondo ad aderenza migliorata del diametro
di f 12, pertanto i fori avranno un
diametro di 22 mm. Il posizionamento
delle barre avverrà in senso
diagonale e non complanare, 2 per direzione,
per garantire una migliore solidarizzazione
delle parti. La perforazione deve essere
eseguita con sonda a rotazione con corona
al Widiam raffreddata ad acqua o ad
aria secondo le indicazioni della D.L.,
per dare un foro circolare di sezione
costante, eseguita con velocità
di rotazione ridotta per non arrecare
danni di alcun tipo alle strutture attraversate;
-
pulizia mediante aria compressa del
perforo, con divieto di impiego di acqua
e comunque secondo le indicazioni della
D.L.;
-
iniezione di resine epossidiche nei
fori;
-
taglio a misura delle barre;
- posa
in opera delle barre nella perforazione,
curando che siano arretrate di almeno
cm 5 rispetto al filo dell’architrave
e successivo riempimento con malta epossidica.
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Fig.18 |
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Le
fasi dell’intervento sono:
- analisi
delle caratteristiche (meccaniche,
fisiche, chimiche) del materiale superstite;
- rilievo
della parte mancante: realizzazione
di una sagoma bidimensionale del profilo
dell’elemento da integrare e di un
modello tridimensionale del pezzo
mancante, che serviranno come riferimenti
per il taglio del tassello;
- trovato
il tipo di pietra e il pezzo adatti
all’esecuzione del tassello, si riportano sulle facce del blocco lapideo selezionato,
le misure e il disegno del pezzo da
realizzare;
- realizzazione
del tassello: lo scalpellino toglie
dal blocco il materiale in eccedenza,
utilizzando subbia e ugnetto, fino
a ottenere un elemento prismatico
di forma e misure corrispondenti all’alloggiamento
realizzato nel manufatto da integrare,
lasciando però solo abbozzata la faccia
esterna aggettante;
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Fig.19 |
- imperniatura:
per garantire una maggiore tenuta
degli elementi d’integrazione si impiegano
dei perni in acciaio inseriti in fori
ciechi verticali praticati all’interno
della cavità che ospiterà il tassello
e nella corrispondente faccia del
tassello stesso. I fori sono eseguiti
utilizzando un trapano a rotazione.
I perni metallici sono trattenuti
all’interno della pietra da resina
epossidica inserita nello spazio interstiziale
esistente tra le pareti del foro e
quelle del perno. Prima di procedere
all’inserimento del tassello, si fermano
i perni all’interno dei fori tramite
resina. Le commettiture, all’intradosso
dell’architrave, vengono successivamente
stuccate con argilla, per evitare
che la resina, che è necessario colare
all’interno dei fori di alloggiamento
dei perni, possa fuoriuscire attraverso
di essa, compromettendo l’incollaggio
del perno;
- il
tassello sbozzato viene inserito nell’alloggiamento
(le cui facce sono rifinite mediante
abrasione per migliorare lo scorrimento
dei pezzi) mediante scalpello, al
fine di ottenere un buon inserimento
e usando in seguito acqua e sabbia
per strofinare il tassello nella sua
cassa, così che, per azione abrasiva
(cucciatura), si ottiene un’unione
perfetta tra il tassello e le parti
del manufatto da integrare;
- infine,
ad inserimento eseguito, si procede
alla lavorazione con scalpello dalla
parte esterna del tassello e alla
levigatura con sabbia e altri abrasivi,
sempre più fini, fino a renderla simile
alla superficie del manufatto integrato,
ma in modo da rendere riconoscibile
l’intervento.
- Ricollocamento
in opera dell’architrave;
- Applicazione
dell’intonaco civile.
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7)
Modellazione
Le
fasi dell’intervento sono:
- verifica dello stato
di conservazione del materiale lapideo
su cui si va a operare: per consentire
il perfetto aggrappaggio dell’impasto
a base di resina, la superficie
deve essere il più possibile compatta
e priva di polvere, incrostazioni
ecc., pertanto si procederà alla
pulitura della stessa;
- si eseguono dei fori
nel materiale lapideo per introdurre
i perni di sostegno dell’impasto;
i perni saranno filettati per fornire
maggiore aggrappaggio e di diametro
e lunghezza leggermente superiore
a quelli delle barrette da inserire.
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Fig.20 |
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Si
eseguono delle perforazioni con una
disposizione a quinconce, che consentirà
di attorcigliare un filo di ottone intorno
alle barrette, realizzando un reticolo
che aiuterà a sostenere il nuovo volume.
Il diametro dei perni in acciaio inox
sarà di 6 mm, mentre l’altezza sarà
di 26 cm, perché sarà necessario arrivare
sotto il livello di 2 cm rispetto alla
superficie finale. Le barre verranno
fissate mediante una resina acrilica
iniettata per mezzo di una siringa,
avendo cura di tamponare l’eccedenza
di resina con un batuffolo di cotone.
Per rendere più stabile l’armatura di
fissaggio i perni verranno piegati a
uncino all’estremità esterna, in modo
da poter legare in maniera più salda
il filo di sostegno anche in senso orizzontale,
vale a dire parallelamente alle superfici
da reintegrare;
- preparazione dell’impasto:
si mescolano resina, leganti idraulici
e derivati dello stesso litotipo presente
(polvere di calcarenite);
- reintegrazione. Modalità
d’esecuzione: la reintegrazione va
eseguita per strati successivi, analogamente
al procedimento utilizzato per le
stuccature, in modo da facilitare
la catalizzazione della resina. Si
preparerà solo la quantità d’impasto
necessaria per ogni strato. I tempi
di lavorazione varieranno secondo
la temperatura esterna, ma preferibilmente
con valori superiori a 10°C. L’umidità
relativa dovrà essere compresa tra
50% e 60%, per evitare tempi di reazione
più lunghi. L’impasto verrà lavorato
a mano con spatole, stecche, bacchette,
piccole spatole a foglia di ulivo
e altri strumenti generalmente utilizzati
per la modellazione;
- stuccatura di malta,
al fine di ricoprire l’impasto di
resine che col tempo tenderebbe ad
ingiallirsi, dando un cattivo risultato
estetico;
- ricollocamento in opera
dell’architrave;
- applicazione dell’intonaco
civile.
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| Bibliografia
Torsello
B. Paolo, Musso Stefano F., Tecniche
di restauro architettonico, 2003;
Rocchi, Manuale di consolidamento;
Caleca L., Architettura tecnica,
Dario Flaccovio Editore;
Mastrodicasa S., Dissesti statici
delle strutture edilizie, Hoepli,
Milano 1978;
Cigni G., Consolidamento e ristrutturazione
dei vecchi edifici,
Ed. Kappa, Roma;
Cigni G., Il consolidamento murario.
Tecniche d’intervento, Ed. kappa;
Carbonara G., Trattato di restauro
architettonico, UTET;
U. Barbisan, Riflettendo sulle regole
dell’arte del costruire con la muratura
portante, Costruzioni 2002;
S. Tinè, Capitolato speciale
d'appalto per lavori di conservazione,
restauro architettonico, ristrutturazione,
recupero edilizio, Dario Flaccovio
Editore;
G.
Masanotti, Gli
elementi di fabbrica, verifica delle
capacità prestazionali,
Libreria Universitaria.
Fotografie
di Caterina Rinaldo, disegni e calcoli
di C. Rinaldo e M.G. Pascazio.
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