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TORRE A MARE
Una indagine fotografica




LA DIMORA DELLO SGUARDO
seminario con Giovanni Chiaramonte




BARI PERIFERIA OVEST
laboratorio di fotografia dell'architettura e
del paesaggio





SAN CATALDO
indagine fotografica
su un quartiere di Bari





LE TERRAIN VAGUE,
la fotografia interpreta
il territorio




 

                                                    le costruzioni in rete

 Fotografare con il cuore

di Cost(R)uzioni.net

Data di pubblicazione: 02/2009


Nel marzo del 2008 Giovanni Chiaramonte ha tenuto un workshop presso il Politecnico di Bari dal tema La dimora dello sguardo l’immagine come luogo dell’abitare, durante il quale ha cercato di trasmettere ai giovani la capacità di uscire da sé stessi, dal limitato confine delle propria famiglia, della propria città, del proprio paese e aprirli all’infinito degli altri esseri umani, di ogni altra città, di ogni altro paese, e soprattutto di spalancare loro le porte di una domanda incessante sul proprio destino[1].
Egli ha detto che organo della visione è il cuore, quel misterioso abisso dell’io in cui l’uomo decide di amare sé e l’altro da sé, il finito della morte e il senza fine della vita: l’amore che secondo Dante muove le stelle, l’amore che è alla base della visione umana e che spinge in libertà a prendersi cura del mondo e a custodire la vita in ogni sua forma e figura[2]. Da questa importante lezione è scaturita la mostra Torre a Mare. Una indagine fotografica, inauguratasi il 13 febbraio 2009 a Bari presso la Galleria Antonelli, protagonisti gli allievi del corso di fotografia per la rappresentazione e l’indagine dell’architettura e del territorio[3]. Il corso, tenuto ogni anno da Michele Cera[4], colma una lacuna da tempo ormai avvertita, nel panorama didattico della Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari.
Intrighi di immagini - come scrive Dino Borri[5] nella nota introduttiva del catalogo – gli scatti esposti, che testimoniano nella loro varietà metaforica le differenti personalità che animano gli sguardi, su quella sottile linea di confine tra terra e mare, nel terrain vague dei bordi della metropoli vitale anche laddove più si intravedono i segni di povertà e di disordinate risposte ai bisogni senza tempo[6]:
Nicolas Sgobba
, fotografa la solitudine dell’uomo e il rapporto dell’individuo con il mondo, nell’atto di contemplare l’infinito.

Giorgia Lubisco, offre una lettura del paesaggio costiero dove compaiono isolate figure umane, pensose e distanti. Enrico Camarda evidenzia la relazione irrisolta tra la strada e il mare. Come scrive Perec, le strade in linea di massima non appartengono a nessuno. Sono divise, abbastanza equamente, tra una zona riservata alle automobili, che viene chiamata carreggiata, e due zone, evidentemente più strette, riservate ai pedoni, dette marciapiedi[7].


E' un lavoro sulla memoria il racconto di Gianluca Verdesca, che ricorda l’esistenza di vecchi muretti a secco ormai seminascosti e dimenticati, mentre Michele Sicoli percorre lunghe prospettive, con straordinari scatti in bianco e nero.


Sandra Mollo narra la varietà degli edifici che compongono il tessuto urbano lungo la costa: una baita, un palazzo, una villa contemporanea, una casa della prima metà del novecento.

Pasquale Mastroviti coglie e contrappone dettagli molto diversi: dall’accurata eleganza di una griglia in ferro al degrado di un quadro elettrico, da un improvvisato sottovaso ad un festoso albero di girandole coronato da un segnale stradale, fino a scorgere un murales su una parete di un edificio pericolante o soffermarsi a traguardare l’eleganza di un rampicante su una recinzione.

Un po’ come avviene nel disegno delle urbanizzazioni di Barragàn[8], Rocco Pastore rifugge dal pittoresco per radicarsi ai luoghi in modo del tutto originale, articolando attraverso le delimitazioni murarie il rapporto tra la strada e le ville che occupano i lotti[9],

Pierfrancesco Romita lavora sulla logica del recinto: la strada è murata, i giardini sono murati, l’accesso non è mai diretto, le case non sono visibili dalla strada i loro spazi sono protetti dall’esterno. E’ il tema del “muro mediterraneo”[10].

Negli scatti di Giuseppe Taneburgo lo spazio è (…) sottolineato dall’uso del colore, dalle chiusure tramite semplici cancellate usate come diaframmi trasparenti[11],

mentre Angela Fortunato, per citare ancora l’architettura di Barragàn, tratta il tema dell’ingresso che lo stesso architetto declina in una duplice direzione: punto di sosta o come soglia - segnale traguardato da un osservatore in movimento[12].

Matteo Catacchio racconta lo scorrere dell’esistenza quotidiana attraverso gesti apparentemente semplici, come sedersi davanti all’uscio di casa o improvvisare una piccola rivendita. Così pure una sedia vuota davanti ad un cancello, testimonia la presenza umana e i battenti azzurri di una finestra spalancata ricordano la piacevolezza del clima mediterraneo.

Andrea Pizzi fotografa delle superfici apparentemente banali e che grazie al suo occhio di fotografo assumono una loro autonomia formale.

Esse si vanno a contrapporre al tema del rosso materico in Annapaola Matteo dove delicate geometrie articolano lo spazio e il materiale a tinte forti crea effetti di contrasto nella rappresentazione illusionistica dei volumi,

mentre Giuseppe Maldera incornicia l’orizzonte marino in immagini di straordinaria calibratura compositiva.

E’ un senso di affezione verso i luoghi, che testimoniano gli scatti di Caterina Rinaldo[13], verso temi e colori del Mediterraneo legati a ricordi ed emozioni. Come avviene nel volo immaginario dei gabbiani che sembrano sospesi su quella linea di confine che separa la terra dal mare oppure come nella lunga teoria di pedalò che paiono muoversi controcorrente o ancora come nella spiaggia fotografata al tramonto dove lunghe ombre divengono uniche figure del paesaggio.

E poi il tema dell’infinito orizzonte in Antonio Fasanelli che sembra più di ogni altro avere fatto sua la lezione di Chiaramonte e che ben può essere debitore dell’esempio di Luigi Ghiri nella modalità di rappresentazione del paesaggio.

Sono proprio costoro gli autentici protagonisti dei laboratori di fotografia dell'architettura e del paesaggio che vanno ad affiancare il Museo Universitario della Fotografia del Dipartimento di Architettura e Urbanistica di Bari costituito nel 2006 e diretto da Pio Meledandri. Una realtà importante non solo perché costituisce un sostanziale punto d’arrivo di quanto, durante questi anni, è stato compiuto per introdurre l’uso della fotografia nella realtà universitaria del Politecnico, ma anche e soprattutto perché conferma Bari quale fervido centro di studio e di incontro per quanto riguarda l’uso e l’applicazione della fotografia. Non a caso i laboratori di fotografia dell'architettura e del paesaggio sono tenuti da Michele Cera, come corsi liberi a testimoniare come passione e volontà si possano unire per fare cultura.
Dagli anni novanta in poi, numerose sono state le iniziative che si sono susseguite nell’ambito dei corsi delle facoltà di Ingegneria e Architettura e che hanno visto ospiti importanti come Guido Guidi, Uliano Lucas, Mario Cresci, e di recente Giovanni Chiaramonte, per citarne solo alcuni, a cui va ad aggiungersi la significativa presenza di Massimo Sordi e Stefania Rossl a cui seguirà prossimamente quella di Marco Zanta.
Porsi di fronte a due polarità: l’apertura al nuovo, al diverso, all’altro e l’accettazione del dato, del trascorso, del ricordo come riportare al cuore ciò che ci ha generato[14], questa la più importante lezione di Giovanni Chiaramonte.
[1]
Giovanni Chiaramonte, Piccola testimonianza sul metodo, Torre a Mare. Una indagine fotografica, pagg.6-7.
[2] Ibidem.
[3] Il corso rientra tra le attività autogestite degli Studenti di Ingegneria e Architettura del Politecnico di Bari e viene attivato dietro richiesta degli stessi al Consiglio degli Studenti della facoltà di Ingegneria, in virtù della legge 390/91 e relativo regolamento della Facoltà. Attualmente esso è giunto alla quarta edizione.
[4] Michele Cera è Ingegnere Edile, attualmente collabora con la Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari.
[5] Direttore del Dipartimento di Architettura e Urbanistica della Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari.
[6] Dino Borri, Intrighi di immagini, Ibidem. Pagg.4-5.
[7]
Georges Perec, Specie di Spazi, Bollati Boringhieri.
[8]
Ilaria Valente, Torres Satélite, in Le forme del cemento plasticità a cura di Carmen Andriani, Gangemi 2008, pag.109.
[9]  Ibidem.
[10]  Ibidem.
[11] Ibidem.
[12] Ibidem.
[13] Responsabile dell’attività Fotografia per la rappresentazione e l’indagine dell’architettura e del territorio.
[14]
Giovanni Chiaramonte, Piccola testimonianza sul metodo, Torre a Mare. Una indagine fotografica, pagg.6-7.

Fotografia per l'architettura e il territorio è anche presente al seguente indirizzo: www.fotografiapoliba.too.it
Per ulteriori informazioni scrivi a:
fotografia.poliba(AT)email.it


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