Home
Archivio articoli
Newsletter
Libri
Software
Comunicati
FreeSoftware
Normativa tecnica
Fotonotizie
Segnala un sito
Invia un articolo
Informazioni
Segnala questo sito
Aggiungi ai preferiti
LE TERRAIN VAGUE,
la fotografia interpreta
il territorio




Politecnico di Bari, 2000

 

                                                    le costruzioni in rete

 L'uomo e il suo ambiente

  Caterina Rinaldo

Data di pubblicazione: 06/2006

 
La fotografia di Guidi è essenzialmente una ricerca sull'uomo svolta attraversando i luoghi. Guidi non fotografa l'uomo, ma i segni che il tempo ha lasciato sul suo volto.Egli ricerca la geografia del suo volto e, quando fotografa, è un individuo che guarda la cose come se le vedesse per la prima volta. Dice Marcel Proust che il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi.

Nel lavoro di Guidi non c'è niente di definitivo, perchè la fotografia può essere sempre altro, un modo di guardare i dettagli, i frammenti che definiscono l'oggetto, di creare un'immagine forte in cui riconoscersi. Si tratta di una continua rielaborazione che, implicitamente, vede al suo interno comparire sia l'uomo che l'ambiente. Non c'è moralismo, ma adattamento; le persone fotografate, quando questo avviene, si accontentano del loro modo di vivere e la fotografia da pretesto diventa momento di riflessione.

Nel 1886 Eugène-Melchior de Vosguè indicava come effetto del realismo quello di aver prodotto un'arte dell'osservazione piuttosto che della fantasia, un'arte che si vanta di osservare la vita com'è nella sua interezza e complessità, quasi semza pregiudizi da parte dell'artista. Quest'arte rappresenta gli uomini nelle loro condizioni di normalità, mostra i personaggi nel corso della loro esistenza quotidiana, mediana e mutevole.

E' una umanità paga del proprio essere, quella che si offre all'obiettivo, senza alcuna sorpresa, proprio come se fosse parte integrante di quegli stessi edifici in cui dimora. L'umanità ritratta nelle foto di Guidi non aspira a nulla ed è pervasa dalla consapevolezza del proprio essere, che disarma e fa riflettere. E' un'umanità aspra e sorniona, che non cerca giustizia, nè vendetta; sono volti che confondono la tradizionale ricercatezza del ritratto con una semplicità, mista a condiscendenza, che gioca con l'architettura in un dualismo sottile e raffinato. L'immagine evidenza non scontentezza per i luoghi vissuti e frequentati, ma una familiarità che fa quasi scomparire l'asprezza dei luoghi e della gente che vi abita, cambiando la drammaticità in stato di fatto.

Guidi racconta così le vicende di un luogo, ne fissa la memoria storica e permette di comprendere i luoghi come testimonianza di ciò che l'uomo è. Ma l'uomo nel cammino della sua vita è alla ricerca di un ambiente che sia adatto alle proprie esigenze, un ambiente su cui agire, tanto più adattabile quanto più risulti malleabile.

Un territorio desolato e privo di identità è spesso considerato come un luogo in cui insediarsi. Un fotografo, di fronte a questa realtà, può leggere invece quelli che sono i significati nascosti e comprendere il valore che questi significati hanno avuto per l'uomo che è passato di lì. Ed ecco che improvvisamente questo territorio, costituito da una serie di forme irregolari, prende vita attraverso segni, indizi, particolari, che all'osservatore comune sfuggono.

Guidi fotografa alcuni ambienti in cui legge la presenza dell'uomo dai residui abbandonati, dalle tracce lasciate, e chi le osserva può quasi ascoltare i suoni che le hanno animate nel passato. Si potrebbero sentire così i rumori delle fabbriche, l'acciottolare delle ruote dei carri, il vociare che si perde dietro le case.

Guidi non sceglie percorsi legati all'espressione monumentale nota, ma preferisce condurre la sua ricerca itinerante attraverso gli aspetti più sconosciuti dell'ambiente che osserva e questi, grazie al suo occhio di fotografo, rivelano la loro identità umana e il loro non essere realtà definite. L'arte fotografica di Guidi consiste nel portare all'attenzione delle persone un mondo di povere cose, che sono state di grande importanza per l'uomo che se ne è servito.

Sulla base di queste considerazioni e nell'intento di maturare un atteggiamento più personale e originale, inerente allo spazio da fotografare, ci si è orientati verso il confronto con un luogo indefinito quale è quello di una cava per l'estrazione della pietra. E' qui che si è acquisita piena consapevolezza della rispondenza di una ricerca volta alla comprensione del rapporto vuoto-pieno e della relazione spazio-uomo, nella non significatività del luogo scelto.

L'ampiezza e l'anonimità della cava (nel territorio di Ruvo di Puglia) hanno avuto come scopo quello di suscitare la curiosità dei partecipanti al workshop, invitandoli a scoprire angoli, scorci, pietre, segni che parlassero del passaggio di chi aveva frequentato quei luoghi. La scoperta di questa presenza è stata fatta attraverso la ricerca di immagini determinanti e ricche di significati, che hanno consentito di riempire questo spazio apparentemente privo di vita.

Attraverso l'insegnamento di Guidi si è prodotta una serie di immagini, acquisendo una capacità più ricca e costruttiva di lettura dell'ambiente circostante, anche laddove la scarsa significatività di questo lo faceva passare inosservato.

L'uomo e il suo ambiente di Caterina Rinaldo, da LE TERRAIN VAGUE, la fotografia interpreta il territorio a cura di Francesco Selicato, pp 36-37.
Ruvo di Puglia Maggio 2000 Seminario/workshop con Guido Guidi

Si ringrazia per la gentile collaborazione la
Prof. Antonia Schiappoli insegnante di Lettere presso la
Scuola Media Edmondo De Amicis di Triggiano.

        HOME                                                                                               SU

 

 Copyright © 2002-2006 costruzioni.net