| La
fotografia di Guidi è essenzialmente
una ricerca sull'uomo svolta attraversando
i luoghi. Guidi non fotografa l'uomo,
ma i segni che il tempo ha lasciato
sul suo volto.Egli ricerca la
geografia del suo volto e, quando
fotografa, è un individuo che
guarda la cose come se le vedesse per
la prima volta. Dice Marcel Proust che
il vero viaggio di scoperta non
consiste nel cercare nuove terre, ma
nell'avere nuovi occhi.
Nel lavoro di Guidi non c'è
niente di definitivo, perchè
la fotografia può essere
sempre altro, un modo di guardare
i dettagli, i frammenti che definiscono
l'oggetto, di creare un'immagine forte
in cui riconoscersi. Si tratta di una
continua rielaborazione che, implicitamente,
vede al suo interno comparire sia l'uomo
che l'ambiente. Non c'è moralismo,
ma adattamento; le persone fotografate,
quando questo avviene, si accontentano
del loro modo di vivere e la fotografia
da pretesto diventa momento di riflessione.
Nel 1886 Eugène-Melchior de Vosguè
indicava come effetto del realismo quello
di aver prodotto un'arte dell'osservazione
piuttosto che della fantasia, un'arte
che si vanta di osservare la vita com'è
nella sua interezza e complessità,
quasi semza pregiudizi da parte dell'artista.
Quest'arte rappresenta gli uomini nelle
loro condizioni di normalità,
mostra i personaggi nel corso della
loro esistenza quotidiana, mediana e
mutevole.
E' una umanità paga del proprio
essere, quella che si offre all'obiettivo,
senza alcuna sorpresa, proprio come
se fosse parte integrante di quegli
stessi edifici in cui dimora. L'umanità
ritratta nelle foto di Guidi non aspira
a nulla ed è pervasa dalla consapevolezza
del proprio essere, che disarma e fa
riflettere. E' un'umanità aspra
e sorniona, che non cerca giustizia,
nè vendetta; sono volti che confondono
la tradizionale ricercatezza del ritratto
con una semplicità, mista a condiscendenza,
che gioca con l'architettura in un dualismo
sottile e raffinato. L'immagine evidenza
non scontentezza per i luoghi vissuti
e frequentati, ma una familiarità
che fa quasi scomparire l'asprezza dei
luoghi e della gente che vi abita, cambiando
la drammaticità in stato di fatto.
Guidi racconta così le vicende
di un luogo, ne fissa la memoria storica
e permette di comprendere i luoghi come
testimonianza di ciò che l'uomo
è. Ma l'uomo nel cammino della
sua vita è alla ricerca di un
ambiente che sia adatto alle proprie
esigenze, un ambiente su cui agire,
tanto più adattabile quanto più
risulti malleabile.
Un territorio desolato e privo di identità
è spesso considerato come un
luogo in cui insediarsi. Un fotografo,
di fronte a questa realtà, può
leggere invece quelli che sono i significati
nascosti e comprendere il valore che
questi significati hanno avuto per l'uomo
che è passato di lì. Ed
ecco che improvvisamente questo territorio,
costituito da una serie di forme irregolari,
prende vita attraverso segni, indizi,
particolari, che all'osservatore comune
sfuggono.
Guidi fotografa alcuni ambienti in cui
legge la presenza dell'uomo dai residui
abbandonati, dalle tracce lasciate,
e chi le osserva può quasi ascoltare
i suoni che le hanno animate nel passato.
Si potrebbero sentire così i
rumori delle fabbriche, l'acciottolare
delle ruote dei carri, il vociare che
si perde dietro le case.
Guidi non sceglie percorsi legati all'espressione
monumentale nota, ma preferisce condurre
la sua ricerca itinerante attraverso
gli aspetti più sconosciuti dell'ambiente
che osserva e questi, grazie al suo
occhio di fotografo, rivelano la loro
identità umana e il loro non
essere realtà definite. L'arte
fotografica di Guidi consiste nel portare
all'attenzione delle persone un mondo
di povere cose, che sono state di grande
importanza per l'uomo che se ne è
servito.
Sulla base di queste considerazioni
e nell'intento di maturare un atteggiamento
più personale e originale, inerente
allo spazio da fotografare, ci si è
orientati verso il confronto con un
luogo indefinito quale è quello
di una cava per l'estrazione della pietra.
E' qui che si è acquisita piena
consapevolezza della rispondenza di
una ricerca volta alla comprensione
del rapporto vuoto-pieno e della relazione
spazio-uomo, nella non significatività
del luogo scelto.
L'ampiezza e l'anonimità della
cava (nel territorio di Ruvo di Puglia)
hanno avuto come scopo quello di suscitare
la curiosità dei partecipanti
al workshop, invitandoli a scoprire
angoli, scorci, pietre, segni che parlassero
del passaggio di chi aveva frequentato
quei luoghi. La scoperta di questa presenza
è stata fatta attraverso la ricerca
di immagini determinanti e ricche di
significati, che hanno consentito di
riempire questo spazio apparentemente
privo di vita.
Attraverso l'insegnamento di Guidi si
è prodotta una serie di immagini,
acquisendo una capacità più
ricca e costruttiva di lettura dell'ambiente
circostante, anche laddove la scarsa
significatività di questo lo
faceva passare inosservato.
L'uomo
e il suo ambiente di Caterina Rinaldo,
da LE TERRAIN VAGUE, la fotografia
interpreta il territorio a cura di
Francesco Selicato, pp 36-37.
Ruvo di Puglia Maggio 2000 Seminario/workshop
con Guido Guidi
Si ringrazia per la gentile collaborazione
la
Prof. Antonia Schiappoli insegnante di
Lettere presso la
Scuola Media Edmondo De Amicis di Triggiano.
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